COMUNICATO
‘Rumon – all’inizio fu
l’acqua’.
Dal 4 giugno al 4 luglio
Mostra fotografica
dell’artista Adolfo Brunacci allo Stadio Domiziano.
Nei riflessi di pozzanghere
e fontane l’eterna bellezza di una
città senza tempo
Tratta
dall’omonimo libro, edito da Albavision,
Rumon – all’inizio fu l’acqua è il titolo della mostra fotografica di Adolfo Brunacci - promossa dallo Stadio Domiziano e da Albavision,
con il patrocinio di Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica, Biblioteche di Roma, Cna
di Roma, in collaborazione con Cierregrafica media partner – in
programma dal 4 giugno al 4
luglio nell’Area Archeologica dello
stadio di Domiziano (orari dal lunedì a domenica dalle 10.00 alle 19,
sabato fino alle 20) in via Tor Sanguigna 3.
Alla fisarmonica di Daniele
Mutino è affidata l’inaugurazione di mercoledì 4 giugno alle ore 18,30. Le
note del compositore, diffuse in uno degli spazi archeologici ed espositivi tra
i più suggestivi della città, collocato proprio sotto la più moderna piazza
Navona, sono il preludio di un viaggio per immagini dalle quali emerge la
bellezza eterna dell’Urbe sottolineata, a tratti, dai versi della poetessa Luci Zuvela. E’ la bellezza ad
affascinare il maestro d’arte e di vita Brunacci, che nel declinarla con
differenti tecniche la pone al centro proprio lavoro artistico e professionale.
Una Storia di riflessi e
d’acqua
L’artista
propone la scoperta di un tesoro diffuso, ma inosservato, nascosto dal velo
d’indifferenza di un’abitudine secolare alla bellezza. Brunacci cattura
l’attenzione del pubblico usando la magia dell’acqua, la sua capacità di
offrire un punto di vista capovolto di ogni cosa. Sono i riflessi a trasformare
i sanpietrini bagnati di pioggia in un dipinto senza cornice, dove baluginano
gli archi del Colosseo. E’ una pozzanghera a ospitare gli arcangeli ‘caduti’ da
Castel Sant’Angelo sprofondandoli nell’azzurro di un cielo terso. Ogni immagine
è uno specchio nel quale il tempo non trova accoglienza, è una chiave di lettura per riconoscere una
vocazione antica di «città del fiume». Con le sue pietre sacre, i frammenti di
mosaici millenari; i ruderi avvolti dalla polvere gialla delle terme
dell’imperatore Caracalla; le mura del tempio dei gladiatori e persino le linearità dell’architettura
razionale del quartiere Eur all’estremo sud. La mostra inscena un cammino nella
storia di Roma, rappresenta l’incontro con la sua eredità e ne veste di poesia
il suo eterno esistere.
Toscano, classe 54, maestro
d’arte e di vita, Adolfo Brunacci ha
frequentato l’Accademia di Belle Arti di Firenze per poi dedicarsi con passione alla pittura
murale e alla scenografia teatrale, due forme d’arte visiva che ne hanno
plasmato il senso estetico. Alla metà
degli anni Settanta ha abbracciato la fotografia, ha lavorato nel mondo della
moda, della pubblicità, dei video clip. E’ stato art director di produzioni
video e graphic designer in moltissime campagne pubblicitarie. In Italia e
all’estero. Curiosità, talento e amore per le arti visive lo hanno portato a
essere definito dalla critica fotografo
pittorealista surrealista, ma il suo percorso di ricerca non si è fermato. Negli ultimi dieci anni si è concentrato sul
reportage sociale, la narrazione filmica del mondo, dell’uomo, delle sue
relazioni interpersonali e con il contesto urbano. Attento alle trasformazioni
dell’universo della comunicazione è diventato anche un blogger, pubblica in un
diario online pensieri, opinioni, riflessioni, considerazioni, immagini e video
autoprodotti. E’ un creativo incline alla multimedialità, un artista globale
dell’immagine, il veicolo della sua filosofia
estetica.
Comments

