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HUMANITAS - «Ti vien voglia di gridare che qualcuno inventò la pace»

Adolfo Brunacci e Aimone Onelli

L'uomo è figlio della nuda terra, generato dalla sua stessa radice, come narra la poiesi linguistica: dall'humus deriva l'Humanitas, e le possibilità che esso accorda al divenire della sua creatura. Tra queste, il rischio dell'aridità come corruzione spirituale della nostra specie, come guerra alla memoria della nostra provenienza.
Di qui, il rinnovato appello dell'immaginazione al riposo fecondo e rivitalizzante della maggese che, in quest'opera, riunisce la potenza della parola e dell'arte fotografica. Così, in una dimensione sospesa, l'eccellente bianco e nero di Adolfo Brunacci crea una mitologia contemporanea incarnando il bisogno di ricostituire le fondamenta dell'umano, in un rimando pluriprospettico alla terra sconfinata del linguaggio poetico di Aimone Onelli.
Spillando ogni forma con arma lenticolare, questo regno simbolico annovera i terrori e i desideri, le angosce e le speranze del figlio della terra. Le intense liriche che percorrono le immagini veicolano tutta la classica Umanità del loro autore, esaltando l'emozionante impatto visivo e riportandoci ad antiche suggestioni.


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RE-TRAHO – «Un volto dipinto con la luce, dove nessun colore muore in zone d’ombra, è la forma che rivela la psiche»

Adolfo Brunacci

Il ritratto è una delle possibilità più frequentate dagli artisti dell’immagine di tutti i tempi. Lungi dalla mera verifica di “somiglianza” passiva al soggetto di posa, il suo compito è invece quello di «re trahere», di tirare fuori e recuperare le passioni intime, indagando la sfera psicologica nascosta fra le mille espressioni di un viso.
Eppure, la stessa opera continua ad essere espressione del mondo e della visione del suo creatore, costituendosi dunque come realtà duplice: luogo di rivelazione estetica del soggetto, e al contempo manifestazione della visione originale dell’autore.
Esempio di alta qualità fotografica e cura editoriale, il volume offre un’ampia selezione di straordinari ritratti realizzati dal 1982 al 1998, secondo la forma estremamente originale e lo stile inconfondibile di Adolfo Brunacci. Nei volti scolpiti dalla luce e sottolineati dalle infinite sfumature del colore, l’autore cerca quelle tracce, quei segni, che rivelano l’essenza dell’uomo.



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SINECORPORE – «In un’atmosfera silente, sospesa tra sogno e realtà, nella sua semplicità espressiva e quieta grandezza, il corpo svela il senso della vita»

Adolfo Brunacci

Il mondo ha bisogno di contorni per avere senso. Questo semplice ma indispensabile requisito combina la realtà materica a quella più articolata del SINECORPORE, dell’incorporeo inteso come rimando al regno del significato. In quest’opera il corpo stesso diventa un libro, un racconto, un paesaggio ideale che l’esplorazione della luce trasforma in multiforme zona di confine: frontiera verso l’esterno e, al contempo, regno del possibile nelle demarcazioni interne dei contrasti cromatici.
Una selezione antologica dell’Opera fotografica di Brunacci dal 1982 al 1998, di grande resa espressiva e pregiata fattura, propone un viaggio in cui il soggetto ritratto diventa altro da sé, lasciando che a prendere corpo siano le immagini, mediante la composizione creativa di luci e colori.
Una continua ricerca del massimo grado estetico, definito anch’esso in base al rapporto con un confine e un limite, il sub limen, sotto la soglia più alta. Un dialogo fra volumi tangibili e sguardo dell’artista nella dimensione atemporale e onirica del chiaroscuro. La bellezza, la sensualità e la perfezione del visivo esprimono, attraverso le forme esteriori, i sentimenti e le emozioni più profonde dell’anima.



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FABBRICHE di Carregine – «Reportage dell’Atlantide italiana»

Adolfo Brunacci

Un viaggio fotografico alla riscoperta di una perla della Toscana, nel territorio di Vagli di Sotto (LU), all’ombra mastodontica della diga di Vagli, dove nei primi anni Cinquanta le acque sommersero l’intera valle di Fabbriche di Carregine per far spazio al bacino idroelettrico dell’Enel.
Un paese fantasma che si può visitare soltanto ogni dieci anni, quando il lago viene svuotato e riemerge il borgo medievale, composto da trentuno case che ospitavano 146 abitanti, trasferiti poi nelle nuove abitazioni. L’obiettivo di Brunacci ha immortalato questo raro momento in un reportage creativo che offre punti di vista caratteristici, prospettive esclusive, scorci di un paesaggio che si trasforma lentamente durante lo svuotamento del bacino. Dalle acque, come in una fiaba, emerge questa moderna Atlantide italiana. Antiche mura rimaste in piedi nel corso del tempo, immagini e ricordi di un passato dimenticato sotto l’acqua. Una storia esaltante, in cui l’aspetto arido e povero del luogo prepara lo spettatore al riscatto di luce e suggestioni che lo rendono protagonista di un fantastico ritorno all’aperto.



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POETICA – «Il lirismo come filtro per la speranza»

Aimone Onelli e Adolfo Brunacci

Una collaborazione fra due artisti e due linguaggi diversi all’insegna della ricerca e della libertà espressiva. Come per l’obiettivo in fotografia, anche la vera e propria arte POETICA dispone di una gamma di filtri per restituire il mondo, infinitamente ampia quanto può esserlo lo spirito dell’uomo.
Il canale utilizzato dalla poesia di Aimone Onelli è quello emozionale, proprio del sentimento, unico modo per accostarsi, intendere e valutare in termini autentici le cose che ci circondano. Il poeta riscopre in modo particolare la vocazione musicale della parola, e la fa risuonare nel ritmo antico del dialogo fra persona e paesaggio. Entrambi i soggetti, nelle metriche di Onelli, sottendono una geografia dell’anima, il cui profilo è rintracciato da una scrittura che, bucando il silenzio, ispira e allude a una speranza.
Le liriche sono percorse dalla plastica grazia delle immagini di Adolfo Brunacci, che realizzano una contaminazione “sinfonica” di linguaggi e metodi coinvolgente e stimolante. Versi poetici come figure di parole, forme visive come scritture di luce.


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